Belle ragazze, colorate e seducenti. Questo erano le pin up.

Con il rinnovato interesse per tutto ciò che è vintage, oggi è facile imbattersi in queste figurine di fanciulle ammiccanti, un po’ retrò, utilizzate per campagne pubblicitarie, o per semplici decorazioni grafiche. Moltissime major hanno sfruttato il fascino di questi soggetti per le proprie comunicazioni.
Il fascino della pin up sta, da sempre, infatti, nel collocarsi a metà tra l’arte figurativa e la moda. Chi lo desidera, durante il Festival, potrà divertirsi a farsi ritrarre proprio nelle vesti e negli atteggiamenti di una pin up. Dalla matita e dall’estro creativo di Erika Cardano fuoriusciranno, quindi, elaborate pettinature, vestiti, scarpe e accessori vintage e variopinti che andranno a incorniciare la figura. Un’occasione in più per godersi il Festival e per farsi “coccolare” un po’.
Erika Cardano, classe 1987, vive a Galliate in provincia di Novara si è laureata all’Accademia di Belle Arti di Novara sotto la guida di Oronzo Mastro, Wilma Kun, Paolo Raciti, Giugi Bassani e Carlo Tacchini. Il primo tema ricorrente delle sue opere è stato il confronto tra “Identità e doppio” in cui prevale l’oggetto maschera.
«Ogni volta che si vive la realtà sociale – scrive - si rischia sempre di essere osservati, scrutati e giudicati anche se si tiene una maschera e si gioca ad essere qualcun altro. Gli esseri umani hanno mille modi per nascondersi e per apparire figure non reali ma artefatte, tipiche di una classe media in piena crisi d’identità’… Gli occhi sono lo specchio dell’anima, e io non voglio che gli altri vedano la mia».